RADIOATTIVITA' NEGLI ANIMALI IN PIEMONTE: PERICOLO PER LA POPOLAZIONE?
Dal Quotidiano Piemontese – testata online con sede a Torino, in corso Galileo Ferraris 69 – apprendo, tramite la newsletter di mercoledì nove settembre, che nell’ossolano, parte della provincia piemontese del Verbano Cusio Ossola, sono stati abbattuti un camoscio ed alcuni caprioli che presentavano altre concentrazioni di materiale radioattivo nel sangue.
Il giornale telematico si premura di mantenere basso il profilo di possibile allarme rispetto ad una notizia che non è certamente rassicurante per la salute della popolazione: “il camoscio sforerebbe di poco il limite consentito, i caprioli avrebbero invece una concentrazione di Cesio 137 di molto superiore al parametro previsto”.
Nel tentativo, inoltre, di rassicurare ulteriormente i lettori, lo stesso estensore dell’articolo precisa che “questa è la prima volta che si verifica la presenza di radioattività in specie di ungulati diverse dai cinghiali”, ma non può fare a meno di ricordare che “livelli di radioattività oltre i limiti erano stati riscontrati già nel 2013 in cinghiali abbattuti in Valsesia e Ossola”.
Cercando su Internet, si trova un articolo della Repubblica – del 20 settembre 2014 – nel quale si mettono in relazione i 166 casi di animali contaminati dalla stessa sotanza dall’inizio delle analisi, partite circa un anno prima, con “l’onda lunga del disastro di Cernobyl”, avvenuto il 26 aprile 1986.
Naturalmente però questa non è la sola possibile spiegazione: nella zona sono dislocate svariate caserme dell'Esercito Italiano, che potrebbero avere al loro interno dei depositi di materiale contaminato; o ancora la causa potrebbe essere la presenza in loco di una o più discariche abusive.
Si può persino ipotizzare la presenza di qualche deposito segreto, di proprietà della Organizzazione Terroristica dell'Atlantico del Nord, dal quale ci potrebbero essere delle dispersioni nell'ambiente; se così fosse, a causa del fatto che ufficialmente nessuno sarebbe a conoscenza di tale sconcio, il materiale ufficialmente non esisterebbe: da qui la necessità di incolpare il disastro avvenuto trent'anni fa in Ucraina.
Non posso fare a meno di chiedermi quali possano essere gli effetti che questa radioattività possa avere sulla popolazione della zona; certamente quella in questione non è una buona notizia per chi vive qui: mi auguro che la situazione venga monitorata costantemente dalle autorità competenti, e che non venga sottovalutato il pericolo per la salute pubblica.
Genova, 10 settembre 2015
Stefano Ghio